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CANZONI & CAFFÈ: GLI ANNI OTTANTA E NOVANTA

CANZONI & CAFFÈ: GLI ANNI OTTANTA E NOVANTA

CANZONI & CAFFÈ: GLI ANNI OTTANTA E NOVANTA

Gli anni Ottanta non sono da meno:

Al Festival di Sanremo del 1981 Fiorella Mannoia per la prima volta sul palco del Teatro Ariston, presenta Caffè Nero Bollente, un brano allusivo in cui si racconta donna indipendente, audace e forte come il caffè che sorseggia d’abitudine che si classifica all'undicesimo posto a pari merito con altri partecipanti.

E ammazzo il tempo bevendo caffè nero bollente […]
in questo nido scaldato oramai da un sole paziente
che brucia dentro di me, che è forte come il caffè […]

Nel 1984 è Alberto Camerini ad omaggiare il caffè al Festival di Sanremo, in gara con una canzone particolare, La Bottega del Caffè, una tenera dichiarazione d’amore in cui il caffè risveglia la vita e rende tutto ancora più speciale. Questa, parte del testo:

Il giorno si sveglia,
risveglia il mio amore,
il mio cuore si accende di te,
di primo mattino scaldiamo il motore,
beviamo insieme il caffè […]
e poi voliamo un po’ più in alto
con questo ritmo tropicale che sa di samba,
di sole e di caffè. […]

Beviamolo insieme,
buttiamolo giù dopo pranzo questo nero caffè,
ancora più dolce se tu sei con me,
ti ricordi la bottega del caffè?
E viene la sera di mille colori, […]

Arlecchino, garçon un caffè!!

 

Nello stesso anno il tema del caffè è ripreso ancora da Paolo Conte ne Gli impermeabili

[…] E ricomincerà
Come in un rendez-vous

Scendo giù a prendermi un caffè
Scusami un attimo […]

 

Nel 1984 Giovanni Scialpi invece presenta alla kermesse Festivalbar una canzone dai sapori intimisti che lo fece arrivare secondo e lo portò al successo: Cigarettes and coffee dove il caffè rimasto sui tavoli di un bar dopo la chiusura diventano simbolo della solitudine esistenziale intrinseca delle persone, che avevano tentato di eludere col prendere un caffè assieme:

Cigarettes and coffee niente più
è tutto quel che resta sopra il tavolo di un bar […]

Siamo isole nell’Oceano

Della solitudine […]
 

Il 1990 vede il caffè al centro della canzone Don Rafaè, di Fabrizio De Andrè, dove il cantautore genovese, che la canta in napoletano, riprende chiaramente il brano 'O ccafè di Domenico Modugno e ne fa canticchiare il ritornello al protagonista, un agente di custodia carceraria corrotto che offre privilegi speciali a un potente malavitoso che sta scontando la pena.  E’ un testo pieno di amara ironia e denuncia ma che fa anche sentire come il caffè da solo sia capace di evocare in un certo qual senso il sentimento di casa, affetti e familiarità e ci riporta anche a quello che era un antico uso di ogni famiglia di comprare caffè differenti e farne una miscela personalizzata, una ricetta che spesso di tramandava.

[…] A che bell'ò cafè
pure in carcere 'o sanno fa
co' à ricetta ch'à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà […]

[…] che crema d'Arabia ch'è chisto cafè!

[…] Ah, che bello è il caffè
pure in carcere lo sanno fare
con la ricetta che a Ciccirinella,
mio compagno di cella,
ha dato sua madre […]

[…] che crema d'Arabia che è questo caffè!

 

Nel 1992 a Paolo Conte basta un piccolo accenno come nel testo di Gong-oh  per far capire la presenza costante della cara bevanda nella sua giornata, anche lavorativa:

Guarda, cade una matita
si rovescia anche il caffè
lo sento che lui è già qui […]
Sto lavorando, è tardi e adesso arrivi tu […]
 

E nel 1999 Antonello Venditti nel brano Che tesoro che sei sottolinea per antitesi la facilità con cui si prende d’abitudine un caffè, in quanto gradevolissima, con la difficoltà per l’amata di stare insieme ad una persona col suo carattere difficile:

Che tesoro che sei quando mi guardi […]
Che paura che hai... non mi sorprendi
perché stare con me non è bere un caffé. […]

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